CONDROITTI

A questa classe appartengono gli squali, un gruppo che si è evoluto a partire da circa 350 milioni di anni fa (Carbonifero) e i cui rappresentanti sono rimasti pressoché immutati negli ultimi 70 milioni di anni. Contrariamente a quanto spesso viene detto, non sono uno stadio evolutivo che precede quello dei pesci ossei: i più antichi fossili di Osteitti sono situati tra il Siluriano e il Devoniano, 100 milioni di anni prima.

I Condroitti sono caratterizzati da uno scheletro completamente cartilagineo che essendo meno pesante e rigido di quello osseo agevola i movimenti e aiuta nel galleggiamento. Il tegumento è rivestito solitamente da scaglie placoidi. Esse sono fatte da dentina, e organizzate in una base inserita nel derma e un dentello con la punta rivolta verso la coda e ricoperto da smalto. Queste scaglie rendono la pelle estremamente abrasiva tanto che una volta veniva adoperata come carta vetrata (zigrino). Sull’apertura orale i dentelli cutanei si trasformano in veri e propri denti, disposti su più file e con dimensioni crescenti dall’interno verso l’esterno. Solo la fila più esterna è funzionale, quelle più interne sono fasi di sviluppo diverse utili per la sostituzione graduale dei denti consumati. La pinna caudale è tipicamente eterocerca (con il lobo superiore più sviluppato di quello inferiore); tale forma determina, durante il nuoto, una spinta dal basso verso l’alto, estremamente utile in nuotatori pelagici privi di vescica gassosa; anche il fegato contribuisce notevolmente all’aumento della gallegiabilità. Le branchie si aprono all’esterno tramite 5 fessure branchiali (più raramente 6 o 7). Bocca e narici si aprono sulla parte ventrale del capo e, dietro agli occhi, si trovano solitamente gli spiracoli. Queste aperture sono coinvolte nei fenomeni respiratori soprattutto nelle forme adattate alla vita di fondo, meno attive delle forme pelagiche: l’acqua solitamente entra dalla bocca ed esce dalle fessure branchiali ma, negli squali piatti, la bocca è spesso a contatto col fondo quindi l’acqua viene introdotta negli spiracoli e fatta fuoriuscire normalmente dalle fessure branchiali (Fig. 4.27).

Fig. 4.27 - Schema di squalo (Weisz, 1981; modif.).

Negli squali il canale alimentare è breve ma l’esigenza di assimilare al massimo il nutrimento ha portato allo sviluppo di una particolare struttura (valvola a spirale) consistente in un rilievo a elica, utile ad aumentare la superficie di assorbimento e il tempo di permanenza degli alimenti nel canale alimentare.

Un altro interessante adattamento degli squali è la strategia adottata per mantenere costante la concentrazioni di sali dei liquidi interni: la produzione di un’urina ipotonica (i reni assorbono con molta efficienza urea e sali) e la presenza di sangue ipertonico (avente una concentrazione elevata di urea e ossido di trimetilammina) evitano la disidratazione (cfr. 6.1). L’acqua viene assorbita dalle branchie per osmosi ed è direttamente utilizzabile per la formazione di urina; possiamo quindi dire che gli squali non bevono!

I sensi maggiormente sviluppati sono quelli della ricezione chimica, olfatto e gusto. Come in tutti gli altri vertebrati, il senso dell’olfatto è localizzato nelle fosse nasali; maggiore è la distanza tra le narici migliore sembra essere la sensibilità olfattiva (se così fosse, i pesci martello "annusano" meglio degli altri).

I sapori vengono avvertiti prima che l’alimento venga ingoiato: i bottoni gustativi infatti, sono localizzati (come in tutti i pesci) all’esterno della bocca e lungo il corpo. Negli squali inoltre, vi sono delle particolari strutture, dette ampolle del Lorenzini, in grado di apprezzare correnti elettriche di bassissima intensità (0,005 microvolt/cm) che possono emettere prede ferite, in movimento o nascoste sotto la sabbia.

Lo sviluppo della vista è maggiore nelle specie pelagiche, anche se la lente sferica del cristallino è adattata per la messa a fuoco solo di oggetti vicini.

Gli squali sono pesci caratterizzati da fecondazione interna. I sessi sono sempre separati ed esiste dimorfismo sessuale: i maschi sono generalmente più piccoli e portano due organi copulatori (pterigopodi) derivati dalle pinne pelviche modificate. Durante l’accoppiamento, solo uno dei due pterigopodi viene inserito nell’apertura genitale femminile e in alcune specie l’apice è in grado di aprirsi in modo da mantenere dilatato l’ovidotto e facilitare il passaggio dello sperma. Esso viene spinto unitamente ad acqua di mare precedentemente aspirata da particolari sacche muscolari. L’accoppiamento può precedere l’ovulazione anche di un mese; lo sperma viene conservato dalle femmine in apposite ghiandole nidamentali. Possono essere ovipari, ovovivipari o vivipari. Le specie che depongono le uova producono un guscio corneo che può assumere forme molto diverse: classico è l’esempio dei gattucci, che producono uova rettangolari, con filamenti spiraliformi a ciascun angolo, utili per ancorare le uova su supporti quali alghe o gorgonie (Foto 4.181). In generale, l’embrione possiede, già ad un precoce stadio di sviluppo, delle branchie esterne che consentono di catturare ossigeno e sali minerali dall’acqua che passa attraverso il guscio. Questo particolare adattamento degli embrioni ha agevolato l’instaurarsi di condizioni di ovoviviparità, e viviparità in molti gruppi di squali. Ovoviviparo è, per esempio, lo spinarolo (Squalus acanthias) il cui utero può contenere molte uova fecondate, che si sviluppano completamente a spese del proprio sacco vitellino: dopo circa 22 mesi di gestazione possono nascere fino a 10 piccoli lunghi circa 25 cm. Un esempio di viviparità, in cui l’embrione riceve nutrimento dalla madre ma non tramite la placenta, si ha nelle razze e nei grossi squali pelagici (per loro non sarebbe immediato reperire substrati idonei alla deposizione delle uova): l’utero è in grado di secernere sostanze nutritive che integrano il nutrimento ricevuto dal sacco vitellino. Le dimensioni della nidiata possono variare da due a più di cento in alcune verdesche. Alcune specie presentano il fenomeno della oofagia e/o adelfofagia, in cui gli embrioni nati per primi mangiano o le altre uova o gli altri fratelli più piccoli.

Foto 4.181 - Uova di gattuccio Scyliorhinus sp. fissato su rami di Paramuricea clavata (EC).

 


[copertina] [sommario] [indice analitico] [precedente] [successivo]